White Whale Cafe

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Il posto in cui sei, determina come stai - Felicità #15

Iniziamo a parlare di Henry David Thoreau

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Eugenio Radin
Jun 01, 2026
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Anche se in molti non conosceranno la filosofia trascendentalista di Henry David Thoreau, sono certo che diversi di voi avranno perlomeno già sentito questa sua famosa citazione:

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto»1.

È una citazione celebre, che compare in film di culto come L’attimo fuggente e Into the Wild. È anche, oggettivamente, una frase molto poetica. Ma non è solo questo. Essa è anche il perfetto compendio del pensiero rivoluzionario del suo autore: filosofo, attivista, poeta, proto-ambientalista, grande camminatore, Thoreau fu una delle figure più importanti del panorama intellettuale del cosiddetto Rinascimento americano, e uno dei primi pensatori contemporanei a intuire che il segreto della felicità umana non è racchiuso soltanto tra le mura della nella nostra interiorità, ma che è influenzato anche anche dallo spazio nel quale l’Io si trova a vivere; dall’ambiente nel quale ci troviamo immersi.
Iniziamo allora a parlare di Thoreau e di uno degli aspetti principali del suo pensiero: il profondo collegamento tra felicità e natura.

Un esperimento lacustre

Immaginate di trovarvi a Milano. Siete nel vostro ufficio, all’interno di un palazzo in cemento di venti piani, circondato da altri palazzi simili. Attorno a voi ci sono scrivanie, luci a led, computer, circolari che passano di mano in mano, scaffalature, corridoi, urla e telefoni che squillano. Fuori di voi il grigiore del cemento e dell’asfalto, il suono del traffico, le reti dei tram.
Ora cancellate tutto e immaginate di essere in un piccolo paesino dell’Engadina, tra le montagne svizzere, o in una casa in riva al mare in qualche località poco turistica. State lavorando, sì, ma il vostro studio dà direttamente sul paesaggio naturale esterno. La scrivania, in legno, è illuminata dal sole e sentite in sottofondo il cinguettare degli uccelli e il suono delle onde. Se alzate lo sguardo vedete i colori vividi dell’erba o della sabbia dorata; potete osservare le nuvole che si spostano nel cielo; le fronde dei faggi o delle tamerici che si muovono col vento. Magari, alle narici vi giunge l’odore del fieno appena tagliato, o l’inconfondibile fragranza della macchia mediterranea.
Sono certo che, nell’immaginare ciò che sta al di fuori di voi, tutti avrete provato anche le stesse sensazioni dentro di voi: stress e tristezza nel primo caso, calma e serenità nel secondo caso. E questo perché, anche se spesso tendiamo a dimenticarlo, il posto dove siamo contribuisce alla determinazione del nostro stato d’animo. La felicità non è dovuto solo a ciò che portiamo dentro, ma anche a ciò che percepiamo al di fuori.

Una ricostruzione della capanna costruita da Thoreau a Walden Pond, dove visse tra il 1845 e il 1847

Nel 1845, Thoreau è un intellettuale non troppo noto della periferia di Boston: uno degli snodi più importanti nei commerci di quegli Stati Uniti che, proprio in quegli anni, stanno molto espandendo la propria industria, trasformando quella che era stata una colonia di predicatori e contadini in una nazione di potenti uomini d’affari.
Ma Thoreau, che ha sempre avuto l’animo dell’anticonformista e del ribelle, guarda con sospetto e con avversione a quella trasformazione industriale e decide di sfidare lo spirito dei suoi tempi con il proprio esempio di vita, con un “esperimento sociale” destinato a divenire celeberrimo.
Così, in quel 1845, chiede all’amico Ralph Waldo Emerson (che dal punto di vista filosofico sarà ancora più importante di Thoreau) di mettergli a disposizione un tratto di foresta di sua proprietà, sulle rive del lago di Walden: uno spazio completamente immerso nella natura, a meno di un miglio dal paese di Concord. Lì, Thoreau costruirà personalmente una piccola casa, nella quale vivrà, in pieno contatto con la natura, per due interi anni. Quell’esperienza verrà poi riportata dallo stesso Thoreau in un testo destinato a ispirare migliaia di ribelli e di anticonformisti: Walden - ovvero vita nei boschi. Inizia proprio così:

«Quando scrissi le pagine che seguono — o meglio la maggior parte di esse — vivevo da solo, nei boschi, a un miglio di distanza dal più prossimo vicino, in una casa che m’ero costruito da me sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; mi guadagnavo da vivere con il solo lavoro delle mie mani. Vissi colà per due anni e due mesi. Attualmente sono ritornato nel consorzio civile»2.

Le pagine di Walden, come vi dicevo, hanno ispirato moltissimi sognatori, compreso il giovane me stesso. La mia copia del libro è sciupata e tenuta insieme con il nastro adesivo, perché solevo portarla con me per leggerne qualche pagina nelle escursioni in montagna e una volta è ruzzolata giù da un pendio boscoso e si è sgualcita. E forse, nonostante nel tempo mi sia distanziato dal radicalismo di Thoreau e da molte sue idee economiche, qualcosa dev’essermi rimasto impresso, come dimostra il fatto che ora, finché leggete le righe di questa newsletter, io mi trovo tra i paesaggi naturali dell’Abruzzo, senza smartphone né connessione a internet, in compagnia di una tenda da tetto, di un fornellino da campo e di due coraggiosi amici, per «vivere con saggezza, per affrontare» anche solo per qualche giorno, «i fatti essenziali della vita».


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